ITINERARIO 8

da pesaro a san benedetto del tronto

km 480

Consigliamo la partenza da Pesaro, dove non si può perdere l’occasione di visitare il Museo Benelli, i mille metri quadrati delle “Officine Benelli” di Viale Mameli 22, sono l’ultimo esempio di archeologia industriale a Pesaro, sede storica dell’Azienda metal-meccanica che ha contribuito a scrivere la storia della città. Nei locali della vecchia fabbrica Benelli sono oggi in esposizione permanente 150 motociclette Benelli e MotoBi; la straordinaria storia dei sei fratelli Benelli viene narrata in una ambientazione unica nel suo genere grazie al fatto che le motociclette esposte sono state progettate e costruite proprio in quei locali.

Inoltre Pesaro offre una vasta scelta culturale, si può iniziare camminando per il centro storico, dove si potranno visitare la casa natale del celebre compositore Gioacchino Rossini (ingresso libero) e il museo a lui dedicato dove vi sono esposte stampe, incisioni, litografie, ritratti, strumenti, caricature, documenti tra cui lettere e spartiti autografati, libretti originali. Nella stanza della musica sono ospitati un Forte-Piano, strumento tastiera costruito a Venezia nel 1809 e alcuni autografi del maestro. A Palazzo Mosca troviamo i musei civici, la prima sala ospita uno dei capolavori del Rinascimento: la Pala dell’incoronazione di Giovanni Bellini, nei pressi del museo, in via dell’Abbondanza, la Domus, un’area archeologica, esempio di abitazione signorile della prima età imperiale romana, grande impatto si ha con il percorso virtuale, un vero e proprio unicum nella regione Marche. Molto interessante anche la Sinagoga situata nelle vicinanze esattamente in via delle scuole 23, nell’area in cui si estendeva il ghetto ebraico istituito nel 1632 esistevano due Sinagoghe collegate.

Per gli amanti della natura interessante è il comune di Montefabbri, uno dei “borghi più belli d’Italia”, la prima cosa che salta all’occhio è la sua conformazione, praticamente intatta nella sua cinta di mura che lo protegge. Anche i dintorni sono poco urbanizzati per cui la prima impressione che si ha visitando il piccolo borgo di Montefabbri è quella di tornare indietro nel tempo. L’ingresso avviene attraverso la porta Urbica, che consisteva nell’unico accesso al castello (ora ci sono altre scalinate che tagliano le mura e permettono di accedervi). L’arco anticamente sosteneva il ponte levatoio e potete ancora individuare le nicchie dove rientravano i bracci del ponte. Sui due lati dell’arco potrete notare all’ingresso una Madonna del latte in Arenaria, mentre nella parte interna lo stemma in marmo di Francesco Paciotti, architetto civile e militare, primo conte di Montefabbri. Appena entrati, nella piazzetta principale, vi aspetta la Chiesa di San Gaudenzio, una delle pievi più antiche dell’Arcidiocesi di Urbino. Da notare il fonte battesimale ricavato da un cippo di epoca romana e la cappella di Santa Marcellina che conserva i resti dell’omonima Santa.

Dopo aver percorso le serpeggianti strade che salgono e discendono fra il verde della campagna marchigiana, Urbino, è la tappa successiva. Compare tra le dolci colline del Montefeltro, città dalla storia millenaria dove si respira il Rinascimento. Alla scoperta della città di Raffaello e del suo centro storico, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1998. Urbino è un’opera d’arte dipinta a quattro mani dall’uomo e dalla natura, è un luogo magico testimone del passaggio fra Medioevo e Rinascimento. Dal centro storico di Urbino, tutelato come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, prende forma il tour ricco di arte, il magnifico Palazzo Ducale, dove dimorò Federico da Montefeltro. Il palazzo, caratteristico per la facciata con i suoi torricini, è sede della Galleria Nazionale delle Marche, che conserva una delle più belle ed importanti collezioni d’arte del Rinascimento italiano. Sono presenti splendide opere di artisti quali Raffaello, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Tiziano e Melozzo da Forlì. Tra le stanze del palazzo, si cela un luogo meraviglioso e privato, dove Federico era solito passare del tempo: lo studiolo del duca che custodisce pregevoli stucchi sulla volta ed è rivestito nella fascia inferiore di legni intarsiati da Baccio Pontelli su disegni di Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante. A pochi passi vi troverete di fronte all’imponente Duomo. Negli anni 1474-1488, la Cattedrale di forme romanico-gotiche viene ricostruita dalle fondamenta, su disegno del senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), secondo semplici ed eleganti moduli rinascimentali, ma completata solo tra il 1604 e il 1607, con la cupola ottagonale disegnata dall’urbinate Muzio Oddi (1539-1639) attendendosi al progetto martiniano. La Cattedrale ha una pianta a tre navate con una sobria decorazione neoclassica di paraste e capitelli, scandita dagli altari delle navate laterali che conservano tele di grande pregio storico-artistico, quali il Martirio di S. Sebastiano (1535-1612) e la S. Cecilia di Federico Barocci, da Raffaello. Passeggiate tra i vicoli della città e andate a visitare l’Oratorio di San Giovanni, dove è possibile ammirare un imponente ciclo d’affreschi, realizzati tra il 1415 e il 1416, dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino Marche. Entrando in questo luogo sacro si rimane folgorati dalla potenza scenica degli affreschi e dal fulcro dell’opera: la crocifissione che copre la parete dell’abside. Inoltre l’Oratorio di San Giuseppe, dove è conservato il complesso scultoreo raffigurante la Natività di Cristo, realizzato da Federico Brandani artista di fama internazionale per i suoi stupendi stucchi. L’opera, realizzata tra il 1545 e il 1550, in tufo e pietra pomice ha una particolare collocazione, è conservata all’interno di una cappella rivestita interamente di tufo per ricreare il più possibile l’ambiente di una grotta. La Casa natale di Raffaello, costruita nel XV secolo venne acquistata nel 1460 dal padre di Raffaello, Giovanni Santi (1435 – 1494) umanista, poeta e pittore alla corte di Federico da Montefeltro, che vi organizzò la propria bottega dove Raffaello (1483-1520) apprese le prime nozioni di pittura. Dopo aver visitato i luoghi simbolo della città avrete sicuramente fame, è il momento di fare una tappa golosa! La Crescia, una specie di piadina che si accompagna col Salame di Montefeltro, il Prosciutto di Carpegna, il Pecorino di fossa e soprattutto la Casciotta, un pecorino D.O.P. con un buon bicchiere di vino marchigiano. Bontà che vi faranno leccare i baffi e vi daranno energia per continuare il viaggio!

Si continua a percorrere belle strade e fino a Urbania, in onore di Papa Urbano VIII, si trova in fondo alla valle del fiume Metauro, nel Montefeltro ed è circondata da verdeggianti colline. La Signora del Metauro è una cittadina ricca di tesori di arte, storia e natura. Il Palazzo Ducale, fu edificato sopra una rocca duecentesca preesistente appartenente alla famiglia dei Brancaleoni e poi ristrutturato dall’Architetto militare Francesco di Giorgio Martini nel 1470.  Fu allo stesso tempo Fortezza e Palazzo di Corte e una delle residenze dei Duchi di Urbino. Oggi il palazzo ospita il Museo Civico che raccoglie una ricca collezione di ceramiche antiche e contemporanee, una collezione di 50 incisioni dell’ultima generazione di incisori delle Marche e una pinacoteca con dipinti del XVI e XVII secolo di artisti marchigiani e non solo, tra cui anche La Madonna delle nuvole del Barocci. Degna di nota anche “Il corteo trionfale di Carlo V” del pittore e incisore Nicola Hogenberg (1530) di 12 metri. Qui si trovano anche due famosi globi (una sfera terrestre e una celeste) di Gerardo Mercatore, il più grande geografo e cartografo del Rinascimento. Il percorso museale porta il visitatore ad attraversare anche i camminamenti del Palazzo e a giungere fino al Torrione panoramico. Nelle storiche cantine del Palazzo, divise in sezioni, sono esposti attrezzi agricoli e artigianali che permettono di ripercorre la vita contadina. La Chiesa dei Morti è un luogo più unico che raro e si trova proprio nel centro storico di Urbania. Molto affascinante il portale gotico che permette l’accesso nella chiesa nota come il “Cimitero delle Mummie”. Dietro all’altare maggiore si trovano i corpi di 18 persone mummificate naturalmente, ognuno con una propria storia. Il luogo è noto per il curioso fenomeno della mummificazione naturale, dovuto ad una particolare muffa che ha essiccato i cadaveri succhiandone gli umori. Passeggiando per il centro storico sarai attratto da scorci panoramici, dal Ponte del Riscatto potrai ammirare il Palazzo Ducale in tutto il suo splendore mentre dal Ponte dei Coppi le mura medievali che racchiudono il centro di Urbania. Da non perdere una visita alla Cattedrale dedicata a San Cristoforo martire protettore di Urbania. La chiesa è la più antica, le fondamenta risalgono al VI sec., oggi l’interno è in stile neo classico. Da vedere anche la Chiesa di Santa Caterina, di origine cinquecentesca tradotta poi in stile barocco, il Tempio votivo dello Spirito Santo ricostruito negli anni ’60 sul modello della precedente chiesa quattrocentesca distrutta nel bombardamento del 23 gennaio 1944 e gli Oratori della Madonna del Carmine (chiesa quattrocentesca) e quello del Corpus Domini, dove si trovano opere di Raffaellino del Colle, famoso come ultimo allievo di Raffaello Sanzio.

Sant'Angelo in Vado è al centro di un ameno paesaggio caratterizzato dai primi contrafforti appenninici che fiancheggiano la strada. Di origini medievali, è sorto sulle rovine della romana Tiphernum Mataurense, antico municipio distrutto durante la guerra gotica. L'abitato medievale fu dedicato all'Arcangelo Michele e definito 'in Vado' dal guado lungo il Metauro. Il centro storico è ricco di bei monumenti di varie epoche: dal trecentesco Palazzo della Ragione sovrastato dalla coeva Torre Civica ('el Campanon') alla settecentesca Cattedrale, dagli antichi Palazzi Santinelli, Grifoni, Clavari e Mercuri al secentesco Palazzo Fagnani (maestosa sede comunale dal 1838). Fra le chiese più significative ricordiamo: S. Maria extra muros con l'adiacente ex monastero dei Servi di Maria, S. Chiara con il relativo convento, S. Caterina del Corso e S. Caterina delle Bastarde, la seicentesca chiesa ottagonale di S. Filippo e l'oratorio dell'Immacolata, S. Bernardino, S. Francesco e la cinquecentesca S. Maria degli Angeli con adiacente chiostro coevo. Poco lontano dal complesso chiesastico di San Francesco, nell'area del Campo della Pieve, sorge la "Domus del mito", il più importante ritrovamento archeologico venuto alla luce negli ultimi 50 anni. Eretta verso la fine del I° secolo d.C., è ampia circa 1.000 metri quadrati e impreziosita da un ricco complesso di mosaici. Altra stanza spettacolare è il triclinium che raffigura una scena di caccia e una di pesca contornate da un festoso repertorio di motivi geometrici in bianco e nero. Sant'Angelo in Vado è la città natale di Taddeo e Federico Zuccari che a fine XVI secolo si cimentò in un'opera ciclopica ossia illustrò la Divina Commedia di Dante Alighieri. E' la capitale Tartufo Bianco pregiato; nelle ultime tre settimane di ottobre e nella prima di novembre si tiene la Mostra Nazionale del tartufo Bianco. E' anche presente un Centro Sperimentale di Tartuficoltura.

Apecchio sorge in prossimità del confine della provincia di Pesaro con quella di Perugia, lungo la statale che sale al Passo di Bocca Serriola (m.730). È al centro di un ampio territorio comunale comprendendo anche la cima del monte Nerone (m.1526), e si presenta arroccato sul terrazzo fluviale formato dalla confluenza del Biscubio con il Menatoio. Di antichissime origini documentate da reperti archeologici e vecchi ruderi, dal sec. XV al 1752 fu dominio dei conti Ubaldini che vi hanno lasciato significativi monumenti e preziose opere d'arte. Del periodo tardo medievale è il caratteristico ponte a schiena d'asino che con un'unica arcata introduce nel borgo. Esso conduce all'arco quattrocentesco che sottopassa la torre del campanone, simbolico ingresso al 'castello' dal caratteristico impianto trecentesco. L'antico Palazzo Ubaldini (oggi Municipio), progettato dall'architetto Francesco di Giorgio Martini, è un caratteristico esempio di architettura rinascimentale, soprattutto per il bel cortile porticato risalente al 1515 unitamente alla sottostante neviera. Nei suggestivi sotterranei ha oggi sede l'interessante "Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone" e il "Centro internazionale di studi geo cartografici storici". Esso ospita al piano terra anche il Teatro Comunale o "dei Filodrammatici", costruito nel 1876. Il Santuario del Santissimo Crocifisso, un tempo Pieve di San Martino, custodisce opere di rilievo, come il simulacro del Seicento scolpito in legno ed un dipinto del 1607 raffigurante la Madonna del Carmelo tra i duchi Della Rovere e i conti Ubaldini, oltre ad altri dipinti del Seicento. Di interesse è anche la Chiesa della Madonna della Vita (sec. XVI), al cui interno si trova un bel Crocefisso ligneo del sec. XIV. Un'ulteriore attrazione turistica è il quartiere ebraico, con il caratteristico vicoletto degli ebrei, considerato uno dei più stretti tra quelli esistenti in Italia.

A poca distanza da Apecchio, in frazione Colombara, si trova il noto Mappamondo della pace, interamente costruito in legno, suddiviso internamente in tre piani e idoneo a contenere seicento persone. Si tratta di un globo di 10 metri di diametro capace d'imitare la rotazione terrestre; per le sue eccezionali dimensioni è inserito nel Guinness dei primati. Apecchio fa parte dell'Associazione Nazionale Città della Birra. Nel primo fine settimana di ottobre si volge la "Mostra mercato del tartufo e Festival della birra".

Il tour prosegue in direzione Piobbico, dal 1879 ha sede l’originale Club dei Brutti, conosciuto in tutto il mondo, conta oltre 30.000 iscritti e 25 sedi sparsi in tutto il mondo. Ogni anno, a settembre, si tiene il festival ad esso dedicato. Dominata dall'imponente mole del monte Nerone, una delle più alte vette dell’Appennino che incombe sulla valle del fiume Candigliano con ripidi pendii ed è inciso da valloni, forre, archi naturali e spettacolari canyon scavati nella roccia calcarea. In una delle sue grotte, alcune delle quali visitabili e di facile accesso, sono state ritrovate ossa di Ursus spelaeus risalenti a migliaia di anni fa, i cui resti sono conservati nel museo civico. Ci troviamo nel settore nord dell’Appennino Umbro-Marchigiano, a poca distanza dal valico con l’Umbria di Bocca Serriola. Con i suoi 1525 m di altezza il Monte Nerone è un vero “massiccio” in quanto, oltre alla vetta principale, ne comprende alcune minori come il Monte del Pantano (1427m), la Montagnola (1486m) e il Cimaio (1227m).  Alcuni abitanti ricordano che il Monte Nerone, fu battezzato in questo modo quando, in seguito ad un forte terremoto, uscirono delle fumate nere dal Fosso dell’Infernaccio. Senza dubbio l’ipotesi più suggestiva è quella che vuole l’origine del nome legata al console romano Claudio Nerone che qui avrebbe radunato le sue legioni prima della famosa Battaglia del Metauro (anno 207 a.C.) in cui sconfisse i cartaginesi. Un’ipotesi più verosimile lega il nome di questo monte al ritrovamento di una statuetta del dio Marte, secondo gli studi che sono stati fatti, questo luogo sarebbe stato consacrato al culto di “Mars Nero”, da cui avrebbe tratto origine il nome della montagna. “Nero” nella lingua dei popoli umbri, significherebbe valoroso, sanguinario.

Lasciate le montagne alle spalle si attraversano varie cittadine, Pietralunga, Montone, Montefelcino, Foligno, Colfiorito e Muccia per giungere in una conca circondata da bellissimi colli verdeggianti e sullo sfondo i Monti Sibillini, si trova il più grande bacino idroelettrico della Regione Marche, il Lago di Fiastra, le sue acque vi colpiranno e stupiranno per la loro limpidezza ed intensità di colore. Azzurro chiaro, azzurro scuro, turchese, zaffiro, verde smeraldo, blu cobalto, numerose sono le sfumature che vi appariranno e che saranno sempre diverse con il variare della luce, della luminosità e degli scorci e promontori da cui lo ammirerete.  Tutta l’area intorno era già nota da un punto di vista archeologico ben prima della costruzione della diga: tombe con corredi sacri, frammenti di vasi di ceramica attribuiti al neolitico, lame, raschiatoi e grattatoi che servivano all’uomo paleolitico per cacciare e per grattare le pelli. Oggi questi tesori e reperti appartenenti al passato sono stati restituiti alla comunità marchigiana e custoditi presso il Museo archeologico nazionale delle Marche. Nel vasto territorio, compreso tra il fiume Chienti e il Fiastra sorga l’Abbazia di Fiastra, una delle meglio conservate in Italia, essa si presenta spoglia e austera, venne costruita a pianta a croce latina dai monaci cistercensi intorno all’anno Mille, impiegando materiale proveniente dai resti della vicina città romana di Urbs Salvia, distrutta dai Visigoti di Alarico nel 408-409. Una vera oasi immersa tra i monti marchigiani, che aiuta a rilassarsi e a meditare o fare una camminata rigenerante seguendo i sentieri del parco.

Si riparte alla volta di un altro borgo medievale sui Sibillini, Sarnano, nonostante il terremoto, potete ancora passeggiare per i vicoli e le piazzette del centro storico assaporando l’atmosfera suggestiva di queste mura centenarie. Il castrum medievale di Sarnano è intatto ed è ancora in grado di offrivi l’emozione di un vero e proprio tuffo nel passato, sia che lo attraversiate con una passeggiata veloce, sia che seguiate l’itinerario più lungo. Le piste da sci del comprensorio di Sarnano (composto dagli impianti di Sassotetto e Santa Maria Maddalena), si trovano sul versante dirimpetto al Mare Adriatico, situato nel cuore dei Monti Sibillini è uno dei più attrezzati dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Le cime innevate regalano agli appassionati della neve ambienti adatti alle varie discipline di sci, alle ciaspolate e allo snowboard.

Il viaggio si conclude a San Benedetto del Tronto, ultima tappa del tour. Affacciata sul Mar Adriatico, la tranquilla cittadina marchigiana è diventata un vero e proprio polo turistico che attira ogni anno moltissimi visitatori grazie al clima mite, l'ospitalità genuina, il buon cibo e tante bellezze storiche ed artistiche disseminate sul territorio. San Benedetto del Tronto è anche la vera anima della Riviera della Palme, tra i viali e i giardini della città il lungomare cittadino è una vera oasi di tranquillità e benessere, poi la spiaggia, lunghissima, bandiera blu ininterrottamente dal 1999, il porto peschereccio più importante dell'Adriatico e la tradizione culinaria marinara che si esalta con il celebre brodetto alla sambenedettese, oltre ad essere un grande contenitore di storia, cultura e tradizioni, un luogo da visitare, gustare e tenere nel cuore.

Possibilità, per chi lo desidera, Terra di Piloti e Motori fornisce assistenza sui pernotti in strutture ricettive convenzionate, comunicandolo la richiesta all’associazione in tempi congrui.

r.rossini@terrapilotimotori.it

Phon. +39 320 903 8402

IL TUO ITINERARIO My MAPS

Pesaro- Gabicce

Pesaro, dalle “Officine Benelli”. Sede dell’azienda metalmeccanica che ha contribuito a scrivere la storia della città e della moto a livello internazionale, ora ultimo esempio di archeologia industriale. I locali meticolosamente ristrutturati ospitano 150 motociclette Benelli e MotoBi ed è dotato di dispositivi multimediali per essere visitato anche virtualmente dal sito del Museo.

 Pesaro è una deliziosa città adagiata sulla costa, una delle città più animate e variegate delle Marche, con lunghi tratti di litorale sabbioso a cui si accostano due verdi promontori a picco sul mare, il Colle Ardizio e il Monte San Bartolo. La città fu fondata dai Romani e il suo centro presenta a oggi la tipica struttura a croce suddivisa fra Cardo e Decumano, intorno alla quale si sviluppa un grazioso centro storico. Raggiungete piazzale della Libertà e scattatevi una foto di fronte ad uno dei simboli della città: la Sfera Grande del famoso scultore Arnaldo Pomodoro che i cittadini di Pesaro chiamano amichevolmente, la “Palla” lì troverete anche uno degli esempi di architettura Liberty più importanti di Italia che probabilmente avrete già visto il “Villino Ruggeri”. Prendete il viale verso il centro ed immettetevi in via Rossini, uno degli ingressi al centro storico della città, che porta il nome del suo più illustre cittadino, Gioachino Rossini, vi rimase molto legato tanto da lasciare, alla sua morte, una somma per istituire il Conservatorio Rossini, una delle scuole di musica più prestigiose d’Italia. Non perdete una visita alla sua casa natale, sita proprio in via Rossini e trasformata in museo multimediale, al Conservatorio Rossini e naturalmente al bellissimo Teatro Rossini che ospita da più di 35 anni il ROF, uno dei festival di opera lirica più famosi del mondo. Pesaro è stata insignita del titolo di “città creativa della musica” UNESCO. Per gli amanti della storia, Pesaro ha tanto da offrire, soprattutto perché in tempi relativamente recenti sono stati rinvenuti reperti di notevole importanza. Fra questi i mosaici paleocristiani del Duomo e la Domus di Via dell’Abbondanza, in pieno centro storico, racchiude i resti di una lussuosa dimora signorile di prima età imperiale, riccamente decorata. Molto interessante anche la Sinagoga, il ghetto fu istituito nel 1632. Non può mancare una visita a Piazza del Popolo con la sua fontana, chiamata fino al secolo scorso “la pupilla di Pesaro” e il bellissimo Palazzo Ducale di epoca Rinascimentale oggi sede della Prefettura. Il cuore verde di Pesaro è sicuramente il Monte San Bartolo, che dà il nome anche al Parco naturale di cui fa parte. Le falesie del monte, si stagliano alte picco sul mare: da qui è possibile ammirare un panorama unico dall’entroterra fino alla costa nord verso la Romagna. Il parco oltre a preservare un tesoro naturalistico inestimabile, paradiso per gli amanti del bird watching e delle passeggiate in collina lungo la sua strada Panoramica, è sede di bellissime ville storiche. Il periodo estivo è perfetto per visitarle: la seicentesca Villa Caprile, con i suoi splendidi giardini terrazzati all’italiana che nascondono divertenti giochi d’acqua. Costruita tra la metà del ’400 e la metà del ’500, Villa Imperiale è una meravigliosa residenza storica, un gioiello del Rinascimento italiano. Deve il suo nome all’Imperatore Federico III d’Asburgo in visita agli Sforza di Pesaro che pose la prima pietra della villa.

Pesaro Parco del san Bartolo motoraduno storico Museo Benelli

Borgo di Montefabbri

Montefabbri, uno dei “borghi più belli d’Italia”, la prima cosa che salta all’occhio è la sua conformazione, praticamente intatta nella sua cinta di mura che lo protegge. Anche i dintorni sono poco urbanizzati per cui la prima impressione che si ha visitando il piccolo borgo di Montefabbri è quella di tornare indietro nel tempo. L’ingresso avviene attraverso la porta Urbica, che consisteva nell’unico accesso al castello (ora ci sono altre scalinate che tagliano le mura e permettono di accedervi). L’arco anticamente sosteneva il ponte levatoio e potete ancora individuare le nicchie dove rientravano i bracci del ponte. Sui due lati dell’arco potrete notare all’ingresso una Madonna del latte in Arenaria, mentre nella parte interna lo stemma in marmo di Francesco Paciotti, architetto civile e militare, primo conte di Montefabbri. Appena entrati, nella piazzetta principale, vi aspetta la Chiesa di San Gaudenzio, una delle pievi più antiche dell’Arcidiocesi di Urbino. Da notare il fonte battesimale ricavato da un cippo di epoca romana e la cappella di Santa Marcellina che conserva i resti dell’omonima Santa.

Montefabbri

Urbino

Urbino, è la tappa successiva. Compare tra le dolci colline del Montefeltro, città dalla storia millenaria dove si respira il Rinascimento. Alla scoperta della città di Raffaello e del suo centro storico, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1998. Urbino è un’opera d’arte dipinta a quattro mani dall’uomo e dalla natura, è un luogo magico testimone del passaggio fra Medioevo e Rinascimento. Dal centro storico di Urbino, tutelato come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, prende forma il nostro tour ricco di arte, il magnifico Palazzo Ducale, dove dimorò Federico da Montefeltro. Il palazzo, caratteristico per la facciata con i suoi torricini, è sede della Galleria Nazionale delle Marche, che conserva una delle più belle ed importanti collezioni d’arte del Rinascimento italiano. Sono presenti splendide opere di artisti quali Raffaello, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Tiziano e Melozzo da Forlì. Tra le stanze del palazzo, si cela un luogo meraviglioso e privato, dove Federico era solito passare del tempo: lo studiolo del duca che custodisce pregevoli stucchi sulla volta ed è rivestito nella fascia inferiore di legni intarsiati da Baccio Pontelli su disegni di Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante. A pochi passi vi troverete di fronte all’imponente Duomo. Negli anni 1474-1488, la Cattedrale di forme romanico-gotiche viene ricostruita dalle fondamenta, su disegno del senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), secondo semplici ed eleganti moduli rinascimentali, ma completata solo tra il 1604 e il 1607, con la cupola ottagonale disegnata dall’urbinate Muzio Oddi (1539-1639) attendendosi al progetto martiniano. La Cattedrale ha una pianta a tre navate con una sobria decorazione neoclassica di paraste e capitelli, scandita dagli altari delle navate laterali che conservano tele di grande pregio storico-artistico, quali il Martirio di S. Sebastiano (1535-1612) e la S. Cecilia di Federico Barocci, da Raffaello. Passeggiate tra i vicoli della città e andate a visitare l’Oratorio di San Giovanni, dove è possibile ammirare un imponente ciclo d’affreschi, realizzati tra il 1415 e il 1416, dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino Marche. Entrando in questo luogo sacro si rimane folgorati dalla potenza scenica degli affreschi e dal fulcro dell’opera: la crocifissione che copre la parete dell’abside. Inoltre l’Oratorio di San Giuseppe, dove è conservato il complesso scultoreo raffigurante la Natività di Cristo, realizzato da Federico Brandani artista di fama internazionale per i suoi stupendi stucchi. L’opera, realizzata tra il 1545 e il 1550, in tufo e pietra pomice ha una particolare collocazione, è conservata all’interno di una cappella rivestita interamente di tufo per ricreare il più possibile l’ambiente di una grotta. La Casa natale di Raffaello, costruita nel XV secolo venne acquistata nel 1460 dal padre di Raffaello, Giovanni Santi (1435 – 1494) umanista, poeta e pittore alla corte di Federico da Montefeltro, che vi organizzò la propria bottega dove Raffaello (1483-1520) apprese le prime nozioni di pittura. Dopo aver visitato i luoghi simbolo della città avrete sicuramente fame, è il momento di fare una tappa golosa! La Crescia, una specie di piadina che si accompagna col Salame di Montefeltro, il Prosciutto di Carpegna, il Pecorino di fossa e soprattutto la Casciotta, un pecorino D.O.P. con un buon bicchiere di vino marchigiano.

Urbania

Urbania, in onore di Papa Urbano VIII, si trova in fondo alla valle del fiume Metauro, nel Montefeltro ed è circondata da verdeggianti colline. La Signora del Metauro è una cittadina ricca di tesori di arte, storia e natura. Il Palazzo Ducale, fu edificato sopra una rocca duecentesca preesistente appartenente alla famiglia dei Brancaleoni e poi ristrutturato dall’Architetto militare Francesco di Giorgio Martini nel 1470.  Fu allo stesso tempo Fortezza e Palazzo di Corte e una delle residenze dei Duchi di Urbino. Oggi il palazzo ospita il Museo Civico che raccoglie una ricca collezione di ceramiche antiche e contemporanee, una collezione di 50 incisioni dell’ultima generazione di incisori delle Marche e una pinacoteca con dipinti del XVI e XVII secolo di artisti marchigiani e non solo, tra cui anche La Madonna delle nuvole del Barocci. Degna di nota anche “Il corteo trionfale di Carlo V” del pittore e incisore Nicola Hogenberg (1530) di 12 metri. Qui si trovano anche due famosi globi (una sfera terrestre e una celeste) di Gerardo Mercatore, il più grande geografo e cartografo del Rinascimento. Il percorso museale porta il visitatore ad attraversare anche i camminamenti del Palazzo e a giungere fino al Torrione panoramico. Nelle storiche cantine del Palazzo, divise in sezioni, sono esposti attrezzi agricoli e artigianali che permettono di ripercorre la vita contadina. La Chiesa dei Morti è un luogo più unico che raro e si trova proprio nel centro storico di Urbania. Molto affascinante il portale gotico che permette l’accesso nella chiesa nota come il “Cimitero delle Mummie”. Dietro all’altare maggiore si trovano i corpi di 18 persone mummificate naturalmente, ognuno con una propria storia. Il luogo è noto per il curioso fenomeno della mummificazione naturale, dovuto ad una particolare muffa che ha essiccato i cadaveri succhiandone gli umori. Passeggiando per il centro storico sarai attratto da scorci panoramici, dal Ponte del Riscatto potrai ammirare il Palazzo Ducale in tutto il suo splendore mentre dal Ponte dei Coppi le mura medievali che racchiudono il centro di Urbania. Da non perdere una visita alla Cattedrale dedicata a San Cristoforo martire protettore di Urbania. La chiesa è la più antica, le fondamenta risalgono al VI sec., oggi l’interno è in stile neo classico. Da vedere anche la Chiesa di Santa Caterina, di origine cinquecentesca tradotta poi in stile barocco, il Tempio votivo dello Spirito Santo ricostruito negli anni ’60 sul modello della precedente chiesa quattrocentesca distrutta nel bombardamento del 23 gennaio 1944 e gli Oratori della Madonna del Carmine (chiesa quattrocentesca) e quello del Corpus Domini, dove si trovano opere di Raffaellino del Colle, famoso come ultimo allievo di Raffaello Sanzio.

Casteldurante Palazzo Ducale

Sant'Angelo in Vado

Sant'Angelo in Vado è al centro di un ameno paesaggio caratterizzato dai primi contrafforti appenninici che fiancheggiano la strada. Di origini medievali, è sorto sulle rovine della romana Tiphernum Mataurense, antico municipio distrutto durante la guerra gotica. L'abitato medievale fu dedicato all'Arcangelo Michele e definito 'in Vado' dal guado lungo il Metauro. Il centro storico è ricco di bei monumenti di varie epoche: dal trecentesco Palazzo della Ragione sovrastato dalla coeva Torre Civica ('el Campanon') alla settecentesca Cattedrale, dagli antichi palazzi Santinelli, Grifoni, Clavari e Mercuri al secentesco Palazzo Fagnani (maestosa sede comunale dal 1838). Fra le chiese più significative ricordiamo: S. Maria extra muros con l'adiacente ex monastero dei Servi di Maria, S. Chiara con il relativo convento, S. Caterina del Corso e S. Caterina delle Bastarde, la seicentesca chiesa ottagonale di S. Filippo e l'oratorio dell'Immacolata, S. Bernardino, S. Francesco e la cinquecentesca S. Maria degli Angeli con adiacente chiostro coevo. Poco lontano dal complesso chiesastico di San Francesco, nell'area del Campo della Pieve, sorge la "Domus del mito", il più importante ritrovamento archeologico venuto alla luce negli ultimi 50 anni. Eretta verso la fine del I° secolo d.C., è ampia circa 1.000 metri quadrati e impreziosita da un ricco complesso di mosaici. Altra stanza spettacolare è il triclinium che raffigura una scena di caccia e una di pesca contornate da un festoso repertorio di motivi geometrici in bianco e nero. Sant'Angelo in Vado è la città natale di Taddeo e Federico Zuccari che a fine XVI secolo si cimentò in un'opera ciclopica ossia illustrò la Divina Commedia di Dante Alighieri. E' la capitale Tartufo Bianco pregiato; nelle ultime tre settimane di ottobre e nella prima di novembre si tiene la Mostra Nazionale del tartufo Bianco. E' anche presente un Centro Sperimentale di Tartuficoltura.

Domus del Mito Tartufo Bianco pregiato motoraduno sagra del tartufo Sant'Angelo in Vado

Apecchio

Apecchio sorge in prossimità del confine della provincia di Pesaro con quella di Perugia, lungo la statale che sale al passo di Bocca Serriola (m.730). È al centro di un ampio territorio comunale comprendendo anche la cima del monte Nerone (m.1526), e si presenta arroccato sul terrazzo fluviale formato dalla confluenza del Biscubio con il Menatoio. Di antichissime origini documentate da reperti archeologici e vecchi ruderi, dal sec. XV al 1752 fu dominio dei conti Ubaldini che vi hanno lasciato significativi monumenti e preziose opere d'arte. Del periodo tardo medievale è il caratteristico ponte a schiena d'asino che con un'unica arcata introduce nel borgo. Esso conduce all'arco quattrocentesco che sottopassa la torre del campanone, simbolico ingresso al 'castello' dal caratteristico impianto trecentesco. L'antico Palazzo Ubaldini (oggi Municipio), progettato dall'architetto Francesco di Giorgio Martini, è un caratteristico esempio di architettura rinascimentale, soprattutto per il bel cortile porticato risalente al 1515 unitamente alla sottostante neviera. Nei suggestivi sotterranei ha oggi sede l'interessante "Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone" e il "Centro internazionale di studi geo cartografici storici". Esso ospita al piano terra anche il Teatro Comunale o "dei Filodrammatici", costruito nel 1876. Il Santuario del Santissimo Crocifisso, un tempo Pieve di San Martino, custodisce opere di rilievo, come il simulacro del Seicento scolpito in legno ed un dipinto del 1607 raffigurante la Madonna del Carmelo tra i duchi Della Rovere e i conti Ubaldini, oltre ad altri dipinti del Seicento. Di interesse è anche la Chiesa della Madonna della Vita (sec. XVI), al cui interno si trova un bel Crocefisso ligneo del sec. XIV. Un'ulteriore attrazione turistica è il quartiere ebraico, con il caratteristico vicoletto degli ebrei, considerato uno dei più stretti tra quelli esistenti in Italia.

A poca distanza da Apecchio, in frazione Colombara, si trova il noto Mappamondo della pace, interamente costruito in legno, suddiviso internamente in tre piani e idoneo a contenere seicento persone. Si tratta di un globo di 10 metri di diametro capace d'imitare la rotazione terrestre; per le sue eccezionali dimensioni è inserito nel Guinness dei primati. Apecchio fa parte dell'Associazione Nazionale Città della Birra. Nel primo fine settimana di ottobre si volge la "Mostra mercato del tartufo e Festival della birra". Qui è consigliata la sosta per il pranzo per assaggiare e degustare le prelibatezze del luogo.

Apecchio ponte medioevale di Apecchio

Piobbico

Piobbico, dal 1879 ha sede l’originale Club dei Brutti, conosciuto in tutto il mondo, conta oltre 30.000 iscritti e 25 sedi sparsi in tutto il mondo. Ogni anno, a settembre, si tiene il festival ad esso dedicato. Dominata dall'imponente mole del monte Nerone, una delle più alte vette dell’Appennino che incombe sulla valle del fiume Candigliano con ripidi pendii ed è inciso da valloni, forre, archi naturali e spettacolari canyon scavati nella roccia calcarea. In una delle sue grotte, alcune delle quali visitabili e di facile accesso, sono state ritrovate ossa di Ursus spelaeus risalenti a migliaia di anni fa, i cui resti sono conservati nel museo civico. Ci troviamo nel settore nord dell’Appennino Umbro-Marchigiano, a poca distanza dal valico con l’Umbria di Bocca Serriola. Con i suoi 1525 m di altezza il Monte Nerone è un vero “massiccio” in quanto, oltre alla vetta principale, ne comprende alcune minori come il Monte del Pantano (1427m), la Montagnola (1486m) e il Cimaio (1227m).  Alcuni abitanti ricordano che il Monte Nerone, fu battezzato in questo modo quando, in seguito ad un forte terremoto, uscirono delle fumate nere dal Fosso dell’Infernaccio. Senza dubbio l’ipotesi più suggestiva è quella che vuole l’origine del nome legata al console romano Claudio Nerone che qui avrebbe radunato le sue legioni prima della famosa Battaglia del Metauro (anno 207 a.C.) in cui sconfisse i cartaginesi. Un’ipotesi più verosimile lega il nome di questo monte al ritrovamento di una statuetta del dio Marte, secondo gli studi che sono stati fatti, questo luogo sarebbe stato consacrato al culto di “Mars Nero”, da cui avrebbe tratto origine il nome della montagna. “Nero” nella lingua dei popoli umbri, significherebbe valoroso, sanguinario.

Piobbico Piobbico canyoning Piobbico

Pietralunga, Montone, Montefelcino, Foligno, Colfiorito e Muccia

Pietralunga, Montone, Montefelcino, Foligno, Colfiorito e Muccia per giungere in una conca circondata da bellissimi colli verdeggianti e sullo sfondo i Monti Sibillini, si trova il più grande bacino idroelettrico della Regione Marche, il Lago di Fiastra, le sue acque vi colpiranno e stupiranno per la loro limpidezza ed intensità di colore. Azzurro chiaro, azzurro scuro, turchese, zaffiro, verde smeraldo, blu cobalto, numerose sono le sfumature che vi appariranno e che saranno sempre diverse con il variare della luce, della luminosità e degli scorci e promontori da cui lo ammirerete.  Tutta l’area intorno era già nota da un punto di vista archeologico ben prima della costruzione della diga: tombe con corredi sacri, frammenti di vasi di ceramica attribuiti al neolitico, lame, raschiatoi e grattatoi che servivano all’uomo paleolitico per cacciare e per grattare le pelli. Oggi questi tesori e reperti appartenenti al passato sono stati restituiti alla comunità marchigiana e custoditi presso il Museo archeologico nazionale delle Marche. Nel vasto territorio, compreso tra il fiume Chienti e il Fiastra sorga l’Abbazia di Fiastra, una delle meglio conservate in Italia, essa si presenta spoglia e austera, venne costruita a pianta a croce latina dai monaci cistercensi intorno all’anno Mille, impiegando materiale proveniente dai resti della vicina città romana di Urbs Salvia, distrutta dai Visigoti di Alarico nel 408-409. Una vera oasi immersa tra i monti marchigiani, che aiuta a rilassarsi e a meditare o fare una camminata rigenerante seguendo i sentieri del parco prima di una rifocillante cena per poi fermarsi una notte.

Sarnano, nonostante il terremoto, potete ancora passeggiare per i vicoli e le piazzette del centro storico assaporando l’atmosfera suggestiva di queste mura centenarie. Il castrum medievale di Sarnano è intatto ed è ancora in grado di offrivi l’emozione di un vero e proprio tuffo nel passato, sia che lo attraversiate con una passeggiata veloce, sia che seguiate l’itinerario più lungo. Le piste da sci del comprensorio di Sarnano (composto dagli impianti di Sassotetto e Santa Maria Maddalena), si trovano sul versante dirimpetto al Mare Adriatico, situato nel cuore dei Monti Sibillini è uno dei più attrezzati dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Le cime innevate regalano agli appassionati della neve ambienti adatti alle varie discipline di sci, alle ciaspolate e allo snowboard.

Sarnano Sassotetto Sassotetto sci

San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto, ultima tappa del tour. Affacciata sul Mar Adriatico, la tranquilla cittadina marchigiana è diventata un vero e proprio polo turistico che attira ogni anno moltissimi visitatori grazie al clima mite, l'ospitalità genuina, il buon cibo e tante bellezze storiche ed artistiche disseminate sul territorio. San Benedetto del Tronto è anche la vera anima della Riviera della Palme, tra i viali e i giardini della città il lungomare cittadino è una vera oasi di tranquillità e benessere, poi la spiaggia, lunghissima, bandiera blu ininterrottamente dal 1999, il porto peschereccio più importante dell'Adriatico e la tradizione culinaria marinara che si esalta con il celebre brodetto alla sambenedettese, oltre ad essere un grande contenitore di storia, cultura e tradizioni, un luogo da visitare, gustare e tenere nel cuore, dove passare l’ultima serata e cenare in un locale tipico e gustare i prodotti del luogo.

San Benedetto del Tronto San Benedetto del Tronto

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